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Medicina rigenerativa

Ricercatore ufficiale della displasia dell'anca

La medicina rigenerativa si pone come obiettivo di velocizzare e aiutare i fisiologici processi di guarigione e rigenerazione cellulare in tessuti o organi compromessi dall’invecchiamento, da malattie o da traumi tramite nuove tecnologie: la terapia genica, l’ingegneria dei tessuti, la riprogrammazione delle cellule e dei tessuti e l’utilizzo delle cellule staminali.

L’utilizzo delle cellule staminali ha assunto negli ultimi anni grande importanza in campo veterinario.
Alcune terapie, come il trattamento di tendiniti e lesioni legamentose negli equini con cellule staminali mesenchimali, sono diventate routine clinica, e molte altre, come il trattamento delle patologie neurodegenerative e cardiache nei cani, sono tutt’ora oggetto di studio.

La terapia con cellule staminali, grazie alla loro capacità  di differenziarsi in diversi tessuti, rappresenta il più recente trattamento che la comunità  medica veterinaria internazionale, soprattutto negli Stati Uniti ed in Inghilterra, sta valutando con attenzione, con lo scopo di ottenere terapie efficaci nel caso di riparazioni tendinee ed ossee.

Numerosi lavori sperimentali in ovini hanno utilizzato cellule isolate dal midollo osseo in casi clinici di medicina rigenerativa. L'uso di supporti biomeccanici combinati con sospensioni cellulari si è rivelato molto promettente nella cura di lesioni ossee e cartilaginee.

L’utilizzo della medicina rigenerativa, in particolar modo delle terapie cellulari, negli animali da compagnia e sopratutto nei cani, è giustificato da due importanti motivazioni.

Il primo è di carattere affettivo. 
Sono sempre di più le famiglie che decidono di condividere la loro casa con un cane, da un dato dell’Associazione Medici Veterinari Italiani del 2010 le famiglie che in Italia vivono con un cane rappresentano il 21,5% del totale. L’animale da compagnia è percepito come membro della famiglia e la sua cura viene in molti casi dei casi gestita da specialisti veterinari che spesso propongono terapie d’avanguardia.

In secondo luogo il valore del cane, come modello per lo studio di patologie umane spontanee, è da tempo riconosciuto. Lo studio di queste patologie nel cane può portare allo sviluppo di nuove terapie che, a loro volta se sicure ed efficaci, possono essere applicate all’uomo.




Diverse fattori rendono simile il cane all’uomo:

  • sono sempre più frequentemente presenti nelle famiglie di diverse culture. 
  • condividono lo stesso ambiente dei proprietari hanno in comune con l’uomo circa 650 Mb di sequenze ancestrali di DNA (analogia assente nel modello murino) (Lindblad et al. 2005),
  • la loro aspettativa di vita in famiglia è superiore ai sei anni (circa 60-95 anni umani),
  • sviluppano patologie spontanee (Hiroaki K. at al. 2006) e malattie genetiche omologhe alle umane su cui valutare protocolli di terapia genica (Mahesh H. et all 2006). 

Nel cane sono inoltre state caratterizzate 400 malattie ereditarie simili a quelle umane comprendenti patologie cardiache, neurologiche e oncologiche (Segan et al. 2004, Parker et al. 2010).